Eiaculazione femminile

virgolette 100x74L’eiaculazione femminile resta a oggi uno dei grandi misteri della donna, e se pur i primi scritti a riguardo risalgono a tempi antichi, è solo da pochi anni che studiosi e ricercatori hanno posto l’attenzione sull’argomento. Questo articolo è una breve cronistoria degli ultimi 2000 anni.

EIACULACULAZIONE FEMMINILE, FRA STORIA E CURIOSITA’

Storia sull’eiaculazione delle donne

Conosciuto anche come “Ambrosia”, l’emissione di liquido da parte delle donne durante l’orgasmo è un argomento di cui si dibatte da oltre 2000 anni. Descritto dagli storici dell’Europa orientale, ritrovato in antichi testi indiani e cinesi, l’eiaculazione femminile interessa le sfere della psicologia, anatomia e medicina, rimanendo uno dei fenomeni incompresi del corpo umano. Oggi si sa tutto sull’eiaculazione vaginale ma i nostri predecessori cosa ne pensavano?

Aristotele, già nel III secolo a.c., fece riferimento ai getti emessi da alcune donne durante l’orgasmo, e a seguire, sempre nell’antica Grecia, il medico anatomista Galeno, nel I secolo d.c., ne attestò l’esistenza. Secoli più tardi, nel 1559, l’anatomista italiano Matteo Realdo Colombo fece riferimento all’eiaculazione femminile nel suo libro “De re anatomica”. Nel 1673 l’anatomista olandese, Regnier De Graaf, scrisse un libro di anatomia femminile descrivendo densi fluidi corporei emessi durante l’eccitazione, e cominciò a parlare di prostata femminile, definendo quell’insieme di ghiandole e canali intorno all’uretra femminile. La svolta scientifica si ebbe nel 1860 con Alexander Skene, che identificò esattamente le ghiandole responsabili della produzione del liquido, cui assegnò il suo nome, . Altre descrizioni si possono trovare in diversi testi erotico-pornografici come l’antologia ottocentesca inglese “The Pearl”, in cui si raccontano storie di eiaculazioni femminili, oppure nel manuale per coppie scritto da Theodor Van De Velde che, nel 1926, spiegava la possibilità anche da parte delle donne di eiaculare durante l’orgasmo. Essendo questi testi considerati come narrativa erotica, non furono mai presi in considerazione.

Da sempre ci furono diverse interpretazioni a riguardo. Ad esempio nel 1953, Alfred Kinsey, biologo e sessuologo americano, scriveva: “Siccome la ghiandola prostatica e le vescicole seminali nella donna sono solo strutture residue, ella in realtà non eiacula. Le contrazioni muscolari della vagina, che seguono l’orgasmo, possono fare uscire alcune delle secrezioni vaginali e in alcuni casi le espellono con una certa forza. Soprattutto in certa letteratura erotica si definisce questo fenomeno eiaculazione femminile; ma il termine non può essere usato in quel senso.”

I sessuologi americani, William Master e Virginia Johnson, negarono l’esistenza dell’eiaculazione femminile trattandosi di un concetto erroneamente diffusosi. Infine, nel 1970, Germaine Greer nel libro “Eunuco Femmina” scrive: «Circolano ancora le idee più false e disparate sulle donne, anche se sono state smentite anni fa; molti uomini si rifiutano di abbandonare il concetto di eiaculazione femminile che, anche se ha una lunga e prestigiosa storia, è puro frutto della fantasia». Incredibilmente, fino agli anni ’80, la comunità scientifica non ha dato mai molta importanza all’eiaculazione femminile e solo nel 1981, grazie ad un’equipe medica formata da Edwin Belzer Jr., Perry e Whipple ci furono dei primi approfondimenti scientifici. Furono analizzati dei campioni di liquido da cui emerse;

  • Presenza di glucosio e fruttosio, riscontrati anche nello sperma maschile.
  • Presenza di Antigene prostatico specifico, un enzima presente anch’esso nello sperma maschile e prodotto dalla prostata.
  • Livelli molto bassi di creatina e urea, normalmente presenti nell’urina.

Negli anni a venire altri ricercatori quali, Milan Zaviačič nel 1988, e Cabello Santamaria nel 1997, vennero alla medesima conclusione attraverso altri esami; il liquido prodotto è per alcune sue caratteristiche associabili al liquido seminale maschile e non ha nulla a che vedere né con le urine né con le secrezioni finalizzate alla lubrificazione vaginale. Questo liquido, proveniente dalle ghiandole di Skene, poste nei pressi dell’uretra femminile, è prodotto dal residuo della prostata maschile. Le differenziazioni sessuali avvengono solo dopo la sesta settimana, pertanto prima di quel periodo, gli embrioni sono tutti uguali e ovaie e testicoli hanno una struttura comune. Ogni ghiandola o organo ha il suo corrispondente nell’altro sesso e secondo alcuni studiosi questo è vero anche per la prostata.

La spiegazione di questo processo è stata chiaramente esposta  nel 2002 dall’endocrinologo e docente di sessuologia medica Emanuele Jannini.

Le ghiandole periuretrali, anche dette ghiandole di Skene, si riempiono del fluido durante la fase di eccitamento sia nei preliminari che durante il rapporto sessuale. Durante l’orgasmo, la contrazione dei muscoli pelvici permette l’espulsione del liquido, talvolta anche in maniera violenta. In alcune donne, le ghiandole possono essere estremamente piccole, fino quasi a scomparire, e potrebbe essere una spiegazione al fatto che non tutte le donne riescono ad eiaculare.

Altri importanti studi condotti dall’Università del Cairo e dal King College Hospital di Londra, confermano che l’eiaculazione femminile non è dovuta a nessuna condizione della vescica o altri sintomi del tratto urinario.

Curiosità: donne ed eiaculazione

Nella storia dell’uomo sono tante le testimonianze dell’eiaculazione femminile, e possiamo trovare storie, immagini e testimonianze, in diverse popolazioni. La cosa che lascia interdetti è il notare, fra le popolazioni non propriamente erudite, che l’approccio alla questione è sempre stato radicalmente opposto.

In Uganda, la popolazione dei Batoro, ritiene che una donna raggiunga la sua maturità sessuale solo attraverso l’autoerotismo e l’eiaculazione. Dato che la donna deve appagare sessualmente il prorpio uomo, le giovani donne prima di potersi sposare devono superare un’ardua prova. Attraverso la masturbazione devono eiaculare con tanta veemenza da schizzare su un muro, azione dai cui prende il nome quest’usanza “Kachapati”, appunto “Spruzza il muro” nella loro lingua. Fa parte della loro tradizione culturale al punto che le anziane donne hanno il compito di istruire le giovani in quest’arte.

Nelle Trobiand, isole dell’oceano Pacifico del sud, la popolazione indigena ha una conoscenza tale della sessualità, da fare invidia alle migliore associazioni femministe degli anni ’70. Hanno piena coscienza dei loro muscoli pelvici e sanno bene, dove si trova e come stimolare il loro Punto G. Sono sessualmente tanto evolute che misurano il raggiungimento del piacere sessuale attraverso il livello di eiaculazione femminile. Gli antropologi occidentali, ai tempi delle colonizzazioni, non riuscirono a capire questa loro abitudine, confusi anche da fatto che con il termine “momona” identificavano sia l’eiaculazione maschile sia femminile. Il risultato fu che sui testi di antropologia fu riportato che donne urinavano addosso agli uomini in segno di felicità, cosa ricambiata anche dagli uomini (non si sa bene in che modo!!)

Questo fa comprendere come l’ignoranza e soprattutto i pregiudizi hanno storicamente avvolto argomenti riguardanti la sfera sessuale, e come probabilmente ancora oggi ne patiamo le conseguenze.

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